IL DISAGIO DI VIVERE

 

IL DISAGIO DI VIVERE – Wally Paris – IL SASSARESE – 30 GIUGNO 1998


La vita di Enrico Mereu è stata contrassegnata dalla voglia creativa di scolpire: di scolpire come atto gratuito in modo da appagare questa esigenza interiore e dare un proprio senso alle cose. Tutto ciò è stato portato avanti curando nel contempo un lavoro che nulla aveva in comune con l'arte e con questa sua vocazione. Privo di qualsiasi indirizzo di studio nel campo della scultura, l'artista si è lasciato guidare dal desiderio di concretare attraverso la statuaria le stimolazioni provenienti a lui dalla quotidianità. Si è, pertanto, lasciato conquistare vuoi da uno scorcio di paesaggio, vuoi da un animale, vuoi da persone conosciute, vuoi da altre a lui sconosciute, comparse all'improvviso alla ribalta della cronaca per avvenimenti spesso dolorosi. Si rammenta, ad esempio, il fanciullo rapito al quale i rapitori avevano reciso l'orecchio; una storia sovraccarica di drammi, di angosce, di sofferenza tramutata dal già detto in un groviglio plastico di forme realistico-espressive. Enrico Mereu è sempre stato sensibile al dolore, al disagio di vivere, come conferma una sua opera presentata ad Ittiri durante un simposio sulla scultura. In una di queste occasioni egli ha realizzato la figura di un uomo schiacciato dalle responsabilità di portare avanti la propria dopo la morte improvvisa e tragica della moglie. Si è trattato di un complesso plastico in trachite con deformazioni nella struttura del corpo maschile a significare quanto talune drammatiche situazioni trasformino un essere nel corso della vita. Molte opere, condotte con un linguaggio ricco di particolari, a suo avviso, indispensabili per trasmettere un pathos profondo, sono nate da sentimenti altrettanto forti. Ancora oggi, dopo tanti anni di grande impegno artigianale nella costruzione della figura con un lessico realistico-naturalista, Enrico Mereu non intende abbandonare completamente tali modi e tali temi. Si veda il rimando alla madre con il figlio ferito fra le braccia: un figlio che potrebbe essere un soldato, desunto tanto dall'antico bronzetto nuragico, quanto dai vari modelli di pietà sacra d'epoca medievale di ascendenza nord europea. In Enrico Mereu è pre-sente anche la volontà di sperimentare altri linguaggi: linguaggi svincolati in parte dal vero per formalismi puramente estetici, privi di implicazioni simboliche. Egli ha impresso nuovo andamento alla statuaria, soprattutto richiamante il mondo zoomorfo; le figure assumono ora una linearità più fluida, armonia e sintetica. Queste figure posseggono una leggerezza che rispecchia libertà di chi intende rapportarsi con il mondo. Questa trasformazione è avvenuta da quando l'artista ha concluso ogni legame con il vecchio lavoro e ha iniziato a dedicarsi completamente ed esclusivamente alla sua antica passione: la scultura. Nei confronti della scultura Enrico Mereu si sta incamminando verso un processo di maturità; infatti, esaurita la ricerca della corrispondenza oggettiva, egli persegue rielaborazioni formali più giocose, essenziali e interessanti. E benchè gli vengano ancora richiesti crocifissi e altre opere secondo la vecchia maniera, egli ormai si predispone a mutamenti sostanziali nell'intaglio del legno: riflesso, questo, della recente esperienza di vita dedicata all'arte.