LO SCULTORE DELL'ASINARA

 

Enrico Mereu si è diviso per vent'anni fra il lavoro di sorvegliante e la passione della scultura: neppure quarantenne, sembra essere nato qui, all'Asinara nella notte dei tempi. Invece arrivò ventenne, dalla Barbagia, giovanissimo agente di custodia che maneggiava già scalpelli, affascinato

sin da bambino a dare forma ai calcari del Supramonte. Si sposò con Mena e insieme vennero a stare qui, domiciliati coatti, né più ne meno di tanti detenuti. Una vita dura, ostile, nell'atmosfera di violenza, anche nascosta, di tutte le realtà carcerarie. Eppure qui Mereu ha messo al mondo Maria, Anastasia, Giuseppe e Arianna, ma soprattutto ha trovato il suo equilibrio scolpendo per giorni interi, non più calcari, ma graniti bianchi e rosa e poi cercando nei ginepri spezzati, le forme che, come lui dice, sono già dentro nel legno o nella roccia. Anche di lui si raccontano storie dal sapore di leggenda: come di quel crocefisso scolpito su un tronco di ginepro vicino all'ossario, del fulmine che non riuscì a bruciarlo e del mare in tempesta che non voleva lasciare che fosse portato fuori dall'isola. Mereu è uno di quelli che sull'isola vogliono rimanere, ma la scuola per i suoi figli è stata chiusa ed è dovuto rientrare nel paese d'origine. Con la buona stagione tornerà all'Asinara e, nei sogni della moglie, cuoca eccellente, c'è l'idea di tornare stabilmente, magari aprendo un ristorante vicino alla bottega del marito, scultore dell'Asinara.

Dal Libro "Parco Nazionale dell'Asinara"