Enrico Mereu attacca: «Accuse strumentali per cacciarmi dall'Asinara»

 

PORTO TORRESI Non ci sta Enrico Mereu a passare per uno che non rispetta l'isola dell'Asinara. E definisce «assurda» la contestazione mossagli dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione per un presunto abuso edilizio, la costruzione di una tettoia a Cala D'Oliva, tettoia messa sotto sequestro su disposizione della Procura della repubblica di Sassari.

«Innanzi tutto la "costruzione" pietra dello scandalo è una stuoia di canne per fa-re ombra, di quelle che si ar-rotolano — spiega Enrico Mereu —. Da dieci anni è sempre statali., identica a oggi, nello spazio davanti alla casa per cui pago regolar-mente l'affitto. In questi anni è servita per consentirmi di lavorare all'aperto, di fronte al mare, perché il mio non è un lavoro che posso fa-re seduto in una scrivania, ma ha bisogno di un contatto diretto con la natura che è la mia ispirazione e la materia prima delle mie sculture. E il mio crimine è stato quello di ripristinarla esatta-mente come era, usando lo stesso materiale». «Forse la presenza di un artista nell'isola serve a capire che la natura e l'ambiente sono le due facce della bellezza — prosegue "lo scultore dell'Asinara" — e per dimostrare che un parco non è un museo morto, ma un luogo in cui è possibile vivere,

lavorare, anche creare ricchezza». Enrico Mereu non si limita alla difesa. «Ho paura però che la mia presenza dia fastidio a chi vorrebbe che l'Asinara fosse solo una stanza vuota, in cui, dopo che ruttimo turista è andato via, si spenga la luce e nessuno che la ama vi possa vivere — sostiene . Ho paura che qualcuno abbia nostalgia dei tempi in cui apoterla godere in solitudine erano solo gli amici degli amici, senza testimoni scomodi. Sono anni che mi batto per continuare a stare nella mia isola, Hanno cercato mille modi per farmi andare via, Neanche stavolta però ci riusciranno conclude Enrico Mereu --, io resto».

1 Settembre 2006

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